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Roma, 04 ott. – “L’orientamento al sano sviluppo economico e finanziario del Paese trova compimento nella finalità della Giornata del Credito, giunta all’importante anniversario dei 50 anni dalla sua istituzione. L’Associazione, da sempre punto di aggregazione tra forze culturali e produttive pubbliche e private, lavora con passione dal 1964 per sostenere lo sviluppo economico basato su un processo sano di crescita e valutare l’importanza del concetto Credito nel nostro Paese”. Ad introdurre il convegno annuale promosso dall’Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito (Anspc), il Presidente Ercole P. Pellicanò. Nella Sala della Clemenza di Palazzo Altieri, sede dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), si sono ritrovati i vertici delle maggiori istituzioni finanziarie italiane. In linea con la direttiva del convegno dal titolo “Credito, competitività e competenza: pilastri dello sviluppo”, l’analisi chiara e puntuale della situazione economica italiana per favorire l’incontro tra le banche e gli istituti finanziari con gli operatori economici e discutere dei comuni problemi migliorando l’efficienza dei rapporti e promuovendo utili orientamenti nell’interesse generale della stabilità economica del Paese.

 

L’analisi dei segni di cedimento manifestati dalla ripresa economica dopo i primi mesi del 2018 apre a soluzioni necessarie per favorire un virtuoso e strategico processo economico e civile.

 

“Il credito potrebbe non essere più prerogativa fondamentale delle banche italiane – ha dichiarato Salvatore Rossi, Direttore Generale della Banca d’Italia e Presidente dell’IVASS – ma rilanciare lo sviluppo del nostro Paese dopo oltre 20 anni di ristagno è la priorità assoluta.” Nella relazione di base che segna l’inizio dei lavori odierni Rossi sostiene che “l’equilibrio finanziario del Paese può essere ritrovato solo grazie ad un maggior sviluppo che sia armonico e sostenibile nel tempo”. Fondamentale, per Rossi “incentivare il sistema di istruzione professionale per sopperire al difficile incontro tra domanda e offerta di personale qualificato e dare la giusta competenza agli studenti”. Non bisogna aver paura delle parole puntando su efficienza tecnica e competenza, prerogative “fondamentali per aumentare la capacità media delle imprese produttive e far crescere l’economia del Paese”. 

 

Coordinati da Marcello Messori, Direttore della LUISS School of European Political Economy, i lavori della tavola rotonda hanno evidenziato, nell’intervento di Anna Genovese, Presidente Vicario CONSOB, la necessità “di dare attenzione alle piccole e medie imprese europee per le quali istituire riforme di mercato che favoriscano nuove possibilità di finanziamento”. Le diverse innovazioni già apportate dando così sostegno alla percezione di una integrazione necessaria tra i sistemi finanziari a livelli nazionali è obiettivo di CONSOB.

 

Nell’analisi dei pilastri dello sviluppo finanziario, Maria Bianca Farina, Presidente ANIA, sottolinea “l’importanza del concetto di stabilità”. “Alla base di una vigorosa ripresa – ha proseguito Maria Bianca Farina – devono esserci condizioni di stabilità finanziaria, sociale, economica e politica. Parlando di stabilità il ruolo delle compagnie di assicurazione diventa importante perché svolgono il ruolo di protezione di famiglie ed imprese”. Per supportare sistemi di Welfare e dare risposta alle catastrofi naturali “è auspicabile – ha concluso Farina – una partnership tra pubblico e privato solida. Investire nelle infrastrutture è cruciale per la crescita del Paese. Proprio Ania ha istituito un fondo per finanziare progetti infrastrutturali”. Ad introdurre il concetto di responsabilità è invece il Presidente di ABI Antonio Pautelli: “È un concetto fondamentale se coniugato con gli altri sia verso ripresa economica sia nelle relazioni sociali che da essa e con essa sono espressione. Le politiche economiche sono sempre frutto di complessità di sistemi produttivi. Il credito in Italia è tutt’ora un elemento portante”. L’auspicio è “trovare un sistema di regole di concorrenza equo – ha proseguito Pautelli – per favorire mercati aperti in una società aperta”. Per Pautelli senza cantieri che diano una speranza la competitività tra politiche nazionali è ancora più elevata. “Bisogna porre in essere politiche nazionali – ha concluso Pautelli – che attirino capitali. Ho la speranza che nella competitività dei mercati nazionali ci si ricordi che l’attività bancaria è interconnessa a tutti sistemi produttivi incentivando un modello di business che non comprometta le sorti delle piccole e medie imprese”.

 

L’intervento del presidente di FeBAF Luigi Abete, punta l’attenzione sulle “compatibilità sociali. Accanto alla compatibilità economica sulla quale siamo tutto sommato avanzati, dobbiamo avere più attenzione alla compatibilità sociale ma questo non è buon motivo per far saltare tutto”. “Il mio vero auspicio – ha proseguito Abete – è quello di invitare tutti ad una migliore attenzione in termini di coerenza di interventi di politiche economiche. Non solo deve esserci attenzione in coerenza di una strategia ma anche nei linguaggi che possono disorientare. Un linguaggio non coerente è contraddittorio rispetto agli obiettivi della crescita”. A chiudere la tavola rotonda gli interventi Di Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, e Gaetano Miccichè, presidente della Banca IMI. Se per Boccia “non c’è flusso senza fondamentali economici a posto, concetto che riguarda le imprese e riguarda il Paese, il declino è spesso nella testa delle persone. Bisogna cambiare la percezione del Paese”. “Coniugare sviluppo e crescita – ha proseguito Boccia – è il fondamentale della sostenibilità della manovra economica. La complessità del mondo ci obbliga ad essere eccellenti in chiave aziendale. L’auspicio è che si dibatta su quale Europa vogliamo immaginare, come unica possibilità per contrastare la competitività di grandi paesi come Usa e Cina. Dobbiamo rendere competitive le imprese italiane per garantire più occupazione e lavoro. Questo permette di non ricorrere a qualcosa che produce debito. La politica come l’economia si misura sui risultati e non sugli obiettivi”. Per Miccichè “È l’elite di un paese che si deve interrogare sulla situazione attuale del paese”. “Grandi marchi italiani – ha spiegato Micciché – hanno venduto negli anni. Il clima non è tanto la denazionalizzazione quanto il trasferimento dei centri direzionali, non più in Italia. Fornitori basici, università, trasportatori, banca, tutto il contesto del collaterale e side business si trasferisce da altre parti del mondo”. “Le imprese italiane – ha proseguito Miccichè – necessitano di un sistema di equità per equipararsi. Il nostro obiettivo primario sono le medie imprese, incentivarle. Questo vorrebbe dire innovazione, incentivazione, crescita, competitività. Devono essere aiutate da governo con politiche anche di decapitalizzazione e dalle associazioni. Si deve procedere con priorità. Fondamentale investire in infrastrutture e grandi opere che generano occupazione immediata. Poi anche i turismi (balneare, religioso, enogastronomico, culturale). Non abbiamo un tour operator. Non abbiamo catena alberghiera. Questi sono obiettivi primari per la nazione. La sanità è un’altra area fondamentale su cui investire come i porti e la logistica ad essi connessi e il settore agroalimentare”.

 

A chiusura, la consegna dei Premi di Laurea “Francesco Parrillo” a studenti meritevoli, laureati con il massimo dei voti in studi economici e finanziari.

 

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